N.2 2025 - Lettura, progresso umano e sviluppo economico: una prospettiva europea

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Lettura, progresso umano e sviluppo economico: una prospettiva europea

Chiara Faggiolani

Dipartimento di Lettere e Culture Moderne, Sapienza Università di Roma, chiara.faggiolani@uniroma1.it

Per tutti i siti web la data di ultima consultazione è il 10 novembre 2025.

Abstract

Nel contributo viene presentata la giornata di studi ‘Lettura, sviluppo e azioni di sistema’ dedicata al rapporto tra la lettura, il progresso umano e lo sviluppo. Ciò valorizzando come la lettura possa essere rilevante sia per lo sviluppo sociale ed economico e, pertanto, la necessità di promuovere e consolidare le pratiche di lettura. Nell'articolo si introducono temi e interventi della giornata di studio tenuta venerdì 21 febbraio 2025 presso il Goethe – Institut a Roma, all'interno del seminario Passaparola, organizzato dal Forum del libro.

English abstract

Reading, human progress and economic development: a european perspective

This article presents the conference day ‘Reading, Development, and System Actions’ dedicated to the relationship between reading, human progress, and development. This highlights the importance of reading for both social and economic development and, therefore, the need to promote and consolidate reading practices. The article introduces the themes and presentations of the study day held on Friday, February 21, 2025, at the Goethe-Institut in Rome, as part of the Passaparola seminar, organized by the Forum del libro.

La giornata di studi 'Lettura, sviluppo e azioni di sistema che si è tenuta presso il Goethe-Institut di Roma il 21 febbraio 2025, nell’ambito nell’ambito del ciclo "Leggere in Europa", ha avuto l’obiettivo di esplorare la lettura nella sua dimensione sistemica, facendo emergere l’importanza di azioni sinergiche su diversi piani e ponendo al centro la parola ‘sviluppo’ in una doppia prospettiva: da un lato, la lettura come leva di sviluppo umano, economico e sociale; dall’altro, le azioni necessarie a sviluppare e consolidare la pratica della lettura stessa così intesa.

Nel preparare questa giornata di studi abbiamo percepito con forza la grande varietà di approcci, visioni e persino di interpretazioni a partire dai dati. Siamo partiti proprio da questa molteplicità e da queste dicotomie: da quegli ossimori e da quelle prospettive anche profondamente diverse che caratterizzano la riflessione nel nostro settore. Differenze che non vanno considerate un ostacolo, ma una risorsa preziosa per comprendere fino in fondo la complessità del tema. Vorrei richiamare solo alcune delle dicotomie che attraversano questo dibattito e che sono state al centro della nostra riflessione:

- Un’industria editoriale solida, ma con pochi lettori. L’Italia vanta una delle industrie editoriali più robuste e creative d’Europa. Tuttavia, secondo Eurostat, siamo al terzultimo posto in Europa per numero di lettori: solo il 35% degli italiani legge almeno un libro all’anno [Eurostat, 2024]. Dati che, peraltro, mostrano una grande disomogeneità a seconda delle fonti e dei criteri adottati.

- Disaffezione individuale, ma crescita di comunità. Mentre si parla di una crescente disaffezione verso la, assistiamo in parallelo a un’esplosione dei gruppi di lettura e, più in generale, delle ‘comunità della conoscenza’ [Faggiolani, 2025a]. Il Forum del libro dedicherà il prossimo seminario Passaparola proprio alla lettura come esperienza comunitaria e come risposta possibile a quella che molti definiscono la vera epidemia del nostro tempo: la solitudine [Hertz, 2021].

- La questione del tempo e il paradosso di genere. La principale motivazione dichiarata da chi non legge è la mancanza di tempo. Eppure, a leggere di più sono le donne, che dal punto di vista del tempo sono le più sovraccariche di impegni: secondo i dati AIE dello scorso anno, legge il 72% delle donne contro il 60% degli uomini. Un paradosso che invita a chiederci se il problema sia davvero il tempo disponibile o piuttosto il valore che attribuiamo alla lettura e le priorità culturali e personali che ne derivano.

- I giovani e la lettura: un terreno di contraddizioni. Anche in questo caso, i dati mostrano luci e ombre: tra entusiasmo e discontinuità, pratiche digitali e nuove forme di fruizione, la relazione tra giovani e lettura è forse oggi il campo più dinamico e controverso del dibattito.

Come si diceva, questa eterogeneità di dati e prospettive non è di per sé un limite. L'obiettivo della giornata di studi non è stato quello di promuovere una visione unica o semplificata, ma al contrario valorizzare la complessità, nella convinzione che una visione globale e condivisa della lettura possa contribuire a far progredire in modo più stabile e coerente quella politica culturale che tutti noi auspichiamo.

La riflessione si è articolata intrecciando tre livelli d’azione – politico, intermedio e territoriale – che insieme definiscono l’architettura delle azioni di sistema necessarie per promuovere politiche culturali integrate e sostenibili. Riflettere su questi temi e con questa postura ha significato collocarsi in una prospettiva situata, in cui i dati assumono valore solo se accompagnati da una narrazione capace di renderli intelligibili e trasformativi.

In questa direzione, l’intervento di apertura della prima sessione dal titolo ‘Lievito – Lettura e sviluppo’ di Linda Laura Sabbadini ha rappresentato un punto di riferimento essenziale. Pioniera delle statistiche sociali e di genere in Italia ed Europa, già direttrice del Dipartimento delle statistiche sociali e ambientali, Sabbadini con la sua relazione ha mostrato come la lettura, i tempi di vita e le relazioni sociali siano strettamente connessi e come la partecipazione culturale costituisca un indicatore sensibile del benessere e della coesione di una società.

La seconda sessione, ‘Libri e lettura: spesa o investimento?’ è cominciata con una tavola rotonda moderata da Maria Teresa Carbone che ha portato al centro della discussione il ruolo della lettura nella generazione di capitale umano e sociale. Il confronto tra fondazioni, imprese e istituzioni finanziarie, tra cui Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione Terzoluogo, BPER Banca e TIM, ha evidenziato come la promozione della lettura possa essere integrata nelle strategie aziendali di responsabilità sociale, benessere organizzativo e inclusione.

La lettura, spesso percepita come un’attività non produttiva, è emersa qui come una competenza trasversale cruciale per la formazione del pensiero critico, dell’empatia e della capacità di analisi; tutte qualità essenziali per l’innovazione e la competitività economica. Investire nella lettura significa, dunque, investire nel capitale umano e nella sostenibilità culturale del Paese.

Dopo aver esplorato il livello intermedio, il confronto con il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ci ha permesso di ampliare lo sguardo, inserendo la riflessione in una prospettiva istituzionale più estesa e di lungo periodo. L’approvazione del Decreto Cultura nel momento in cui la giornata di studi si stava svolgendo e l’avvio del Piano Olivetti, dedicato alla rigenerazione culturale delle periferie e delle aree interne, hanno permesso di approfondire il riconoscimento del valore sistemico delle biblioteche e della filiera del libro.

Al centro del confronto con il Ministro è emersa l’esigenza di un approccio interistituzionale che coinvolga il Ministero della Cultura, quello dell’Istruzione, le Regioni e gli Enti locali. Una politica del libro realmente efficace, infatti, richiede una visione condivisa e di lungo periodo. In questo scenario, il Centro per il libro e la lettura (Cepell) si configura come possibile catalizzatore strategico, a condizione di un rafforzamento delle sue risorse e di un adeguamento dei suoi strumenti normativi. Da questa prospettiva è nata la proposta del Forum del libro di promuovere un Patto locale per le biblioteche, volto a connettere biblioteche pubbliche, scolastiche, universitarie, librerie e centri culturali in un sistema integrato di accesso e partecipazione.

La tavola rotonda pomeridiana, ‘Ecosistemi del libro: connessioni, visioni e azioni di sistema’, ha dato spazio al livello micro delle pratiche territoriali, evidenziando come iniziative nate dal basso – spesso da singoli cittadini, librai o gruppi informali – possano generare processi di innovazione culturale [Faggiolani, 2025a]. L’esperienza di Svuota la vetrina [Faggiolani, 2025b], nata da un gesto individuale e rapidamente trasformatasi in un movimento diffuso in oltre trenta librerie italiane, è diventata l’emblema di un nuovo modo di intendere la partecipazione culturale: spontanea, eterogenea e sistemica. Accanto a queste esperienze, realtà consolidate come i Presìdi del Libro in Puglia e Portici di Carta a Torino – raccontata da Rocco Pinto – dimostrano come la collaborazione tra pubblico, privato e terzo settore possa generare ecosistemi del libro duraturi e sostenibili.

Come detto, la cornice della giornata è stata europea, orientata al confronto internazionale. Gli interventi di Federico Lang (Librería Luces, Málaga) e José Manuel Anta (Federación de Gremios de Editores de España) hanno arricchito la riflessione, portando all’attenzione il modello spagnolo come caso di successo europeo: una crescita della popolazione lettrice, oggi pari al 65,5%, frutto di una governance integrata delle politiche culturali e di una sinergia efficace tra pubblico e privato.

Ad aprire idealmente questo momento di confronto è stato il video intervento di Sonia Draga, Presidente della Federazione degli Editori Europei, che ha offerto una panoramica sullo stato di salute dell’editoria europea e sulle principali sfide del settore: la transizione digitale, la sostenibilità, la tutela della diversità culturale e linguistica e il rafforzamento delle reti di cooperazione tra Paesi membri. In questa stessa direzione si è inserito il dialogo tra Giovanni Solimine e Ricardo Franco Levi, che ha approfondito il ruolo dell’Italia nel contesto delle politiche culturali europee, aprendo uno spazio di confronto utile a immaginare strategie comuni e visioni condivise per il futuro della lettura.

Due parole chiave hanno attraversato l’intera giornata: tempo e spazio. Tempo come risorsa scarsa da restituire alla cultura, attraverso politiche che favoriscano la conciliazione dei tempi di vita e il diritto alla lentezza; spazio come infrastruttura di prossimità, per far arrivare i libri e le opportunità culturali ‘dove non arrivano’, nei deserti del libro e nei territori marginali.

Nel suo intervento conclusivo, Paolo Di Paolo ha richiamato la necessità di superare la retorica dell’’eterna crisi del libro’ sottolineando come il sistema della lettura, pur tra fragilità e contraddizioni, mostri oggi una straordinaria vitalità. Reti civiche, esperienze di comunità e innovazioni dal basso testimoniano che la lettura non è solo una pratica culturale, ma una vera e propria infrastruttura del benessere e un motore del progresso umano.

La giornata si è conclusa con uno stimolante confronto tra le principali associazioni di settore: l’Associazione italiana editori (AIE), l’Associazione degli editori indipendenti (ADEI), l’Associazione italiana biblioteche (AIB) e l’Associazione librai italiani (ALI) per condividere la necessità di una strada di lavoro comune. Un dialogo aperto e costruttivo che ha messo in evidenza l’importanza di un’azione coordinata e sistemica capace di valorizzare l’intera filiera del libro, dal mondo editoriale alle biblioteche, fino alle librerie e ai presìdi culturali sul territorio.