Che ci fa un adolescente in biblioteca? Ci sta e spesso ci sta bene
Psicologo, consulente socio-educativo, referente dei Laboratori Bibliosociali, massimiliano.anzivino@gmail.com
Animatore socioculturale, referente dei Laboratori Bibliosociali, fra.caligaris@gmail.com Psicologa, Presidente della Cooperativa sociale Re.Search che collabora con i Laboratori Bibliosociali, catia.c@coopresearch.it
Per tutti i siti web la data di ultima consultazione è il 7 ottobre 2025.
Si veda la sezione Risorse per una bibliografia di approfondimento.
Abstract
I Laboratori Bibliosociali sono una rete interprofessionale e una comunità di pratica. Nati nel 2013, si occupano a livello nazionale di ricerca, formazione e consulenza sull’evoluzione delle biblioteche pubbliche e di altri spazi socioculturali, con un orientamento specifico allo sviluppo di comunità. Nel presente articolo si è cercato di definire i benefici sulla salute mentale e fisica dei ragazzi che frequentano le biblioteche a partire dall’analisi dei possibili disagi e difficoltà che i giovani si trovano ad affrontare soprattutto negli anni successivi alla pandemia da Covid-19. Più in particolare si è cercato di definire la biblioteca in ogni sua declinazione, come un luogo di possibile socialità e che, se potenziata con materiale e professionalità ad hoc, può diventare un luogo di incontro, di cura del benessere mentale e fisico e di servizi culturali a trecentosessanta gradi.
English abstract
The ‘Laboratori Bibliosciali’ are an interprofessional network and a community of practice. Founded in 2013, they provide national research, training, and consulting on the evolution of public libraries and other sociocultural spaces, with a specific focus on community development. This article shows the mental and physical health benefits of library use for young people, starting with an analysis of the potential challenges and difficulties young people face, especially in the years following the Covid-19 pandemic. More specifically, we describe the library in all its forms, as a place of potential social interaction and, if enhanced with appropriate materials and professionalism, can become a place for meeting, for the care of mental and physical well-being, and for comprehensive cultural services.
Domandarsi come stanno i giovani
Ci è voluta una pandemia perché ci interrogassimo su come stanno gli adolescenti. O meglio: la pandemia da Covid-19 ha fatto risuonare in maniera particolarmente acuta questa domanda, che però rimane inascoltata da chi guarda i giovani con indifferenza o diffidenza, mentre sollecita sempre più chi intercetta le nuove generazioni o desidererebbe incontrarle.
In particolare, negli ultimi anni i servizi sociali e educativi si sono spesso trovati in affanno nel cercare di affrontare tante situazioni, alcune anche emergenziali, riguardanti i giovani. E hanno trovato come validi alleati numerosi servizi culturali – tra cui, in prima linea, le biblioteche – che si stanno mettendo in gioco per dare senso e profondità al concetto di welfare culturale.
Come Laboratori Bibliosociali, in varie occasioni abbiamo riflettuto come quella offerta dalla giornata di studi ‘Chiedimi come sto. Per un welfare culturale degli adolescenti - Passaparola 2025’durante la Bologna Children’s Book Fair 2025, insieme a operatrici e operatori socioculturali, su come le biblioteche possono sostenere preadolescenti, adolescenti e giovani adulti nel loro stare nel mondo e nella società, nel costruire percorsi di crescita, nel cercare spazi di espressione ecc. Dialogando in vari seminari ed elaborando idee ed esperienze in vari articoli abbiamo approfondito soprattutto alcuni aspetti:
- le chiavi di lettura con cui considerare l’adolescenza oggi;
- il senso di lavorare con i giovani, di accoglierli nei servizi;
- gli approcci di metodo per intercettare e coinvolgere adolescenti.
Condividiamo alcune riflessioni, per proseguire il confronto con altre realtà e nuove esperienze.
Ascoltare i campanelli d’allarme
Abbiamo iniziato col dire, un po’ provocatoriamente, che la pandemia è stata un detonatore. In effetti, soprattutto nella fascia tra i 14 e i 20 anni, diversi studi hanno rilevato l’aumento di situazioni di malessere, quali i disturbi del comportamento alimentare, l’autolesionismo e i tentativi di suicidio, e più in generale la maggiore diffusione di ansia e depressione nel vissuto di molti adolescenti. Altri fenomeni – che prima della pandemia erano relativamente meno rilevanti – hanno avuto dei picchi preoccupanti, come l’isolamento e il ritiro sociale o forme di vandalismo e violenza. Non va dimenticato, infine, l’abbandono scolastico, che resta tra i più alti in Europa.
Queste situazioni erano sicuramente già presenti prima del 2020, ma sono accelerati negli anni successivi mettendo in crisi le famiglie, le scuole, i sistemi educativi, i servizi sociali e sanitari e le comunità locali.
L’allarme non deve portare a sterili catastrofismi, ma non va sottovalutato in un periodo storico di scarso il ricambio generazionale e in cui la ‘risorsa giovanile’ si assottiglia in numeri assoluti decennio dopo decennio e sempre di più mostra segni di malessere.
Dotarsi di chiavi di lettura
Innanzitutto, riteniamo importante dotarsi di lenti adatte per leggere il presente, chiavi interpretative che permettano di andare oltre i luoghi comuni.
Non sono considerazioni né risolutive né esaustive, ma le proponiamo come piste di riflessione per adottare nuovi punti di vista su una realtà così delicata e complessa come quella giovanile.
Un primo sforzo da fare è concepire che la ‘diserzione’ possa essere una scelta voluta o forzata per tanti ragazzi. Per diserzione intendiamo la rinuncia a collocarsi in strade predefinite, il rifiuto ad adeguarsi o adattarsi alle proposte che giungono dagli adulti. Si tratta di una reazione alle sempre più frequenti crisi planetarie e a un sistema in cui pare obbligatorio essere performanti, popolari, perfetti. L’isolamento o l’abbandono scolastico possono essere letti sotto questa luce, così come la crescente ostilità a un mondo del lavoro caratterizzato da precarietà, sfruttamento e rischio di burnout.
Se il primo tema considerato – il fenomeno della diserzione – è assimilabile a una sorta di auto-esclusione, il secondo aspetto su cui desideriamo mettere l’accento riguarda un processo di espulsione, di cui gli adolescenti sono attori vittime. Si tratta della questione di come viene pensato e gestito lo spazio pubblico, di come vengono progettate le città. Viviamo in territori che spesso escludono, anziché coinvolgere, e che non tengono minimamente conto delle nuove generazioni, se non come possibile minaccia. Le strade e le piazze non sono più a misura di adolescenti: la loro evoluzione pare essere accompagnata da una crescita di pericoli e divieti. È un elemento di fondo che segna il rapporto tra generazioni e da cui dipende quanto i giovani si sentono riconosciuti e accolti. I luoghi del vivere comune devono diventare un’opportunità per ragazze e ragazzi, non possono essere un ostacolo.
Infine, va tenuto ben presente che il divario generazionale, in questa fase storica, si sta facendo incolmabile. Il continuo calo dei salari, l’aumento dei costi della vita, la contrazione del sistema di welfare, la crisi dell’ascensore sociale rendono più difficile coltivare prospettive rispetto al futuro e privano quindi le nuove generazioni delle aspirazioni che spetterebbero loro.
Servizi culturali all’incontro con i giovani
Sono in atto molti tentativi per cercare di affrontare la situazione che abbiamo descritto. I servizi sociosanitari rivolti espressamente ai giovani negli ultimi cinque anni si sono trovati ingolfati da richieste sempre più numerose e gravi. Però appare ormai evidente come un’integrazione tra servizi diversi rappresenti spesso una risposta valida ed efficace.
È così che musei, biblioteche, associazioni artistiche, centri culturali non sono ritenuti utili per un ‘di più’, per un piacere fruibile da una nicchia di giovani con famiglie benestanti e con un alto livello di istruzione [Anzivino – Caligaris, 2021]. Al contrario sono riconosciuti come essenziali per contrastare l’impoverimento culturale e l’analfabetismo di ritorno, e per promuovere pari opportunità e inclusione. Quello che ci preme sottolineare implica un ulteriore passo: i servizi di natura culturale sono fondamentali anche per coltivare e diffondere benessere, come spazio di rigenerazione individuale e collettiva. Insomma, sono assai adatti per preadolescenti, adolescenti e giovani: a volte serviranno da nido, altre volte da punto di incontro, altre ancora da rampa di lancio.
Ma come accogliere concretamente le nuove generazioni? Infatti, sappiamo che i dati descrivono una situazione attuale in cui i luoghi della cultura faticano a essere attrattivi per ragazze e ragazzi. I numeri delle presenze in biblioteca, per esempio, sono alti durante l’infanzia e nel periodo universitario: l’adolescenza invece pare un buco nero.
Eppure, l’incontro tra luoghi della cultura e giovani può essere un connubio straordinario. Da un lato i servizi culturali – le biblioteche in primis – sono capillarmente diffusi, hanno un accesso libero e gratuito, non stigmatizzano, offrono tanti stimoli diversi e spazi in cui semplicemente sostare (una esigenza fondamentale per gli adolescenti). Dall’altro i giovani sono un pubblico ideale per portare energie e idee fresche, per invertire la tendenza di fruizione delle biblioteche, per accrescerne il riconoscimento, per restituire rilevanza sociale e politica.
I limiti, invece, in parte sono dovuti alle regole e ai vincoli che contraddistinguono gli spazi culturali, e a cui mal si adatta la voglia di sperimentare – e talvolta di trasgredire – degli adolescenti, ma ancor di più sono causati spesso da un approccio inconsapevole nel lavoro con i giovani, lasciato alla buona volontà dei singoli operatori e non affrontato con intenzionalità e metodo.
Ragioniamo, allora, su alcune attenzioni di metodo per avvicinare i giovani e renderli partecipi della vita dei nostri servizi socioculturali.
La relazione con gli adolescenti
Una grandissima sfida nell’incontro con gli adolescenti è abbandonare una dimensione prestazionale. Non solo nel senso che non bisogna chiedere loro di essere performativi, ma anche perché noi stessi dobbiamo rinunciare ad avere sempre la risposta pronta e giusta a qualunque richiesta. Per accompagnare nei processi di crescita e di scoperta del mondo, occorre semplicemente legittimare le domande, creare le condizioni per la ricerca, sostenere quando i dubbi si fanno ansiogeni.
Soprattutto, per accogliere i giovani nei servizi, dobbiamo ascoltarli. Sembra banale o scontato, ma è la base della relazione con loro (e con chiunque). Nel caso delle nuove generazioni, poi, è un ascolto fatto di molta attesa, di incertezza, di incomprensioni anche.
La relazione va coltivata con riconoscimento reciproco, curiosità sincera, voglia di costruire insieme situazioni inedite [Lancini, 2021; Lancini, 2023; Pietropolli Charmet, 2022].L’adolescenza è un’immersione nell’ignoto e, se vogliamo condividere un pezzo di cammino con ragazzi e ragazze, dobbiamo essere disponibili a sperimentare l’indefinitezza. Si tratta sicuramente di processi lenti e delicati, ma i vantaggi di questa attitudine sono concreti: quando si costruisce relazione con i giovani, si ricevono anche da loro ascolto e fiducia.
La postura più consona per chi lavora con adolescenti è quindi l’affiancamento, lasciando fare (o non fare), permettendo di provare e sbagliare, dando fiducia e opportunità. Al contempo vanno cercati nuovi linguaggi per entrare in reale dialogo e soprattutto bisogna creare le occasioni per incontrarsi e ascoltarsi, allestire intenzionalmente dei dispositivi.
Un setting che si presta alle più varie evenienze
Accogliere significa anche preparare il luogo di cui stiamo aprendo le porte. Fondamentale è la cura del setting in tutti i suoi aspetti.
Gli spazi devono essere adattabili a diverse esigenze, perché varie sono le generazioni che accedono ai nostri servizi e perché – anche se volessimo concentrarci solo sui più giovani – l’adolescenza è l’epoca della molteplicità. Quindi è importante dotarsi di arredi mobili, disporre di stanze di differenti dimensioni (o riducibili con divisorie), avere la possibilità di usare anche ambienti all’aperto.
In secondo luogo, non va trascurata la bellezza: perché lo stare in uno spazio trasmetta benessere, è opportuno che i locali siano luminosi, colorati, pieni di arte, di storia, di amore per i dettagli. Gli adolescenti si trovano più a proprio agio quando in biblioteca trovano poltrone morbide, sedute inconsuete, angoli appartati, oggetti casalinghi ecc.
Un altro criterio importante nell’organizzare e gestire gli spazi dei servizi socioculturali è pensarli in funzione ai diversi livelli di socievolezza che potrebbero sentire i più giovani: servono luoghi per l’incontro e il confronto, per lo studio di gruppo, per il gioco, per la chiacchiera; sono utili angoli e momenti appositi per chiedere consiglio – su una ricerca scolastica, un’esperienza di studio all’estero, la compilazione di un curriculum vitae, l’indicazione di un servizio sanitario – agli operatori o ai volontari; sono fondamentali ambienti e tempi in cui rilassarsi, riposarsi, ascoltare musica, pensare, svolgere delle attività in piena autonomia.
Un ulteriore consiglio che condividiamo è trovare il coraggio di lasciare alcuni spazi vuoti, che i ragazzi sapranno riempire con idee e proposte, diventando risorse per il servizio.
Infine, uno spazio da non dimenticare è quello online: i contesti digitali – da non demonizzare né mitizzare – sono una parte significativa delle vite dei giovani e vanno presidiati in maniera leggera e coinvolgente, chiedendo magari ai ragazzi che già frequentano la biblioteca un aiuto nel gestire i social e le comunicazioni.
La ricerca di competenze, all’interno e all’esterno
Se nel lavoro con i giovani gli spazi sono importanti, le risorse umane ovviamente lo sono ancora di più, proprio perché il cuore di tutti i processi sta nella relazione che si riesce a creare.
L’apporto umano è perciò assai significativo, ma non devono mancare le giuste competenze, per saper gestire l’empatia, per mantenere un’opportuna vicinanza/distanza, per accorgersi di problematiche serie, per comprendere i linguaggi e i comportamenti ecc.
Non molti servizi culturali possono permettersi un’équipe multidisciplinare in cui siano presenti figure educative apposite. Però è importante che chi si occupa di adolescenti in biblioteca ne abbia voglia e attitudine, e si formi adeguatamente.
Inoltre, in ogni caso non ci si può esimere dal confronto con altri attori socioculturali e, anzi, fare rete sul territorio sarà un preziosissimo supporto per fare un’analisi dei desideri e delle risorse dei giovani, intercettare e coinvolgere preadolescenti e adolescenti, percorrere insieme strade impervie o realizzare piccole grandi imprese. Conoscere come si collocano gli altri servizi, enti, associazioni, diviene vitale per poter partecipare, stare nella comunità e contribuire a tutti gli effetti ai cambiamenti culturali e sociali, in particolare delle giovani generazioni. Collaborare con altri offre una varietà di sguardi, più competenze e strumenti. Un’insegnante, un musicista, un’allenatrice, un barista, una bibliotecaria, un educatore potranno insieme proporre un significativo ventaglio di interventi, potranno organizzare occasioni di socialità e di cultura inimmaginabili per un solo servizio e per un solo professionista.
Il lavoro con i giovani, dunque, deve essere una mission da condividere con altri, non solo perché in questo modo si lavora meglio, ma anche perché si tratta di una responsabilità collettiva: le nuove generazioni sono il futuro e il presente della comunità.
I tempi degli adolescenti e il tempo del cambiamento
Abbiamo già detto che costruire una relazione con i più giovani necessita di tempi lunghi. Più in generale, lavorare con adolescenti immerge in una inusuale e stimolante concezione del tempo. E, considerando che anche le biblioteche e altri spazi culturali spezzano un po’ i ritmi frenetici del mondo contemporaneo, ancora una volta l’incontro tra servizi socioculturali e ragazzi ci appare come un cammino dall’interessante potenziale.
Il cronoprogramma imposto da una rigida pianificazione mal si confà ai ritmi adolescenziali; orari contenuti e ripetitivi non permettono all’immaginazione giovanile di tramutarsi in attività concreta; l’obbligo di una presenza costante sul lungo periodo indebolisce una partecipazione genuina.
La molteplicità degli stimoli e la fluidità degli interessi contribuiscono a cambiare il modo di esserci da parte di ragazze e ragazzi. Anche in questo caso, anziché essere giudicanti o arrendevoli, dobbiamo essere attenti ai tempi di vita delle nuove generazioni, alla loro quotidianità, alle repentine trasformazioni delle loro abitudini.
Il cambiamento a volte ci intimorisce, ma l’adolescenza è proprio il tempo del cambiamento: porta con sé confusione e insicurezza, ma anche generatività. Lavorare con i giovani può diventare per le biblioteche e per altri servizi socioculturali una occasione per ristrutturare gli spazi, ripensare alle priorità, intraprendere nuovi percorsi formativi, confrontarsi con altri, interrogarsi sul presente e sulle sue sfide, immaginare altri modi di vivere. Impegnarsi per creare condizioni di benessere per i giovani significa dare nuova vita ai servizi e far star bene l’intera comunità.
Coinvolgere i giovani è possibile
Abbiamo provato a condividere visioni e spunti di metodo per incontrare i giovani e accompagnarli nei loro percorsi. Non sono il frutto di elucubrazioni teoriche, bensì derivano dalla riflessione su esperienze reali. Ne proponiamo qualcuna, in una rapida carrellata, non per fissare dei modelli irraggiungibili, ma per partire da stimoli concreti. Ogni esperienza ha la sua storia e poggia su condizioni particolari, sicuramente si è sviluppata tra errori e fallimenti, magari ha raggiunto successi precari: si rivela utile quando ne attingiamo per poi calare qualche elemento nel nostro contesto, ripensandolo e adattandolo.
Cominciando da molto lontano, ci incuriosiscono le linee guida che negli Stati Uniti sono state elaborate dalla Young Adult Library Services Association, la sezione dedicata ai giovani adulti, affiliata all’American Library Association, l’associazione dei bibliotecari statunitensi: consigli pratici sulla relazione con gli adolescenti, sull’empatia, sull’alfabetizzazione. Anche grazie a tali indicazioni, molte biblioteche pubbliche statunitensi – e pensiamo in particolare ad alcuni esempi nella città di New York – sono all’avanguardia nel dare opportunità di apprendimento, nel favorire il senso di comunità, nel creare situazioni di incontro e confronto per i giovani, nel sostenere l’emancipazione di quanti per diversi motivi sono discriminati. Tra i tanti appuntamenti per adolescenti citiamo l’inusuale Teen Hot Cocoa and Craft, della biblioteca di Riverside, in cui ragazze e ragazzi bevono cioccolata calda e decorano tazze di ceramica.
Spostandoci in Svezia, segnaliamo che a Malmö la biblioteca Dawit Isaak ha animato un progetto di Speakers’ Corner, uno spazio in cui ragazze e ragazzi possono dialogare e dibattere, sperimentando il valore della libertà di espressione e della democrazia. L’iniziativa è sviluppata e facilitata insieme a un gruppo di giovani, cosicché la loro voce e il loro punto di vista plasmano davvero le attività che vengono proposte.
Anche nelle biblioteche italiane le nuove generazioni hanno spazi di protagonismo. Ad Altamura nell’Agorateca, una biblioteca comunitaria, un gruppo di giovani ha organizzato un laboratorio di legatoria, un workshop sui libri tattili, un Silent book party (un aperitivo con cellulari spenti e libri aperti) e altre iniziative. E l’Agorateca ha collaborato con alcune classi delle scuole superiori locali alla realizzazione di un podcast su come funzionano le istituzioni europee.
A Firenze, alla BiblioteCaNova, numerosi incontri di lettura e gioco consentono agli adolescenti di confrontarsi tra pari e condividere passioni. Collaborando con cooperative sociali, librerie e associazioni, si realizzano anche laboratori su uso consapevole dei social network, orti urbani e alimentazione sana, street art e rap.
Tra le molte esperienze virtuose, ne ricordiamo ancora una: la biblioteca A porte aperte nel quartiere Forcella di Napoli intitolata ad Annalisa Durante (uccisa a 14 anni in una sparatoria tra clan camorristici) è in gran parte animata da studenti e frequentata da adolescenti. Molte sono le proposte in ambito musicale, teatrale, di supporto allo studio, di confronto, di contrasto alle mafie.
Queste realtà e tante altre che incontriamo ci convincono sempre più che i servizi culturali possono essere per i giovani luoghi sicuri e accoglienti, spazi di conoscenza e opportunità, di confronto e dibattito, dove possono crescere nuove generazioni di cittadini.