N.2 2018 - Collezioni e biblioteche nel XXI secolo

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Una sconosciuta edizione delle Epistole e vangeli del Nannini conservata a Gerusalemme

Edoardo Barbieri

Dipartimento di Studi medioevali, umanistici e rinascimentali, Università cattolica del Sacro Cuore, Milano; edoardo.barbieri@unicatt.it

Per tutti i siti web l’ultima consultazione è stata effettuata il 3 ottobre 2018.

Abstract

Nel XVI secolo anche le Epistole e vangeli (cioè le letture della Messa in volgare) finirono tra i libri proibiti, eccezion fatta per quelle tradotte e commentate dal domenicano Remigio Nannini che godettero di larga fortuna per ben tre secoli. L’articolo presenta il caso di un’edizione del Nannini del tutto ignota in Italia (quantomeno ai dati offerti sia da Edit 16 sia da SBN), conservata presso la Biblioteca generale della Custodia di Terra Santa a Gerusalemme. Tale edizione è priva del “commento” ed è sottoscritta «IN VENETIA || Appresso Gio. Antonio Rampazetto, 1593», sebbene la lezione di tale edizione sia simile ma diversa da quella di un’altra edizione collegata allo stesso Rampazetto.

English abstract

In the 16th Century, also the Epistole e vangeli (i.e. the readings of the Mass in vernacular) were included among the forbidden books, except for those translated and annotated by the Dominican Remigio Nannini, that had great fortune for three centuries. The article presents the case of an edition of Nannini in Italy (based on data offered by both Edit 16 and SBN OPAC), kept in the Biblioteca generale della Custodia di Terra Santa in Jerusalem. This edition has no “commentary” and is signed «IN VENETIA || Appresso Gio. Antonio Rampazetto, 1593», although the lesson of this edition is similar but different from that of another edition related to Rampazetto.

 

Nella politica libraria della cosiddetta “Controriforma” non ci sono solo libri proibiti, ma anche libri suggeriti e consigliati. Non c’è, insomma solo l’Index librorum prohibitorum, ma anche la Bibliotheca selecta di Antonio Possevino! Mentre lo studio del materiale interdetto è piuttosto diffuso, tanto da far talvolta apparire l’eresiologia la materia preferita dagli storici del libro, più raro è trovare ricerche dedicate alle letture “ortodosse” diffuse ad esempio nell’Italia tra la metà del Cinquecento e la fine del secolo successivo. Nell’ambito del materiale biblico, a fianco delle proibizioni via via sempre più severe contro le traduzioni volgari della Bibbia in quanto tale, si può invece fissare un caso abbastanza chiaro di un’opera come le Epistole e vangeli tradotte dal domenicano Remigio Nannini da Firenze che furono larghissimamente diffuse. A testimoniarlo un documento del 1583, tratto da un memoriale del card. Gabriele Paleotti, nel quale si afferma che per la Curia romana «l’epistole et evangeli volgari di tutto l’anno correnti si possono permettere a persone pie e dabene… quelle però tradotte del R. P.re Remigio da Firenze, stampate in Venezia». Parlano poi esplicitamente i numeri: da un primo censimento si possono calcolare almeno 24 edizioni nel XVI secolo, 68 nel XVII, 18 nel XVIII e 13 nel XIX. Addirittura le ristampe dell’opera del Nannini potevano ostentare in apertura un privilegio di stampa di papa Gregorio XII datato al 1574: la concessione di tale copy right risultava di fatto una sorta di autorizzazione o benedizione pontificia.

La traduzione delle letture della messa festiva costituisce in sé una antologia biblica: propriamente si tratta di un lezionario volgare comunemente noto col titolo di Epistole e vangeli. Non si scordi, infatti, che se la predicazione al popolo era svolta in lingua volgare, la liturgia e le letture venivano sempre svolte in latino. Per questo le Epistole e vangeli sono un testo che aveva avuto una larga fortuna medioevale, e poi nella tipografia del Quattrocento e della prima metà del Cinquecento.

Remigio, nato a Firenze intorno all’anno 1520, entrò ancora giovane tra i domenicani di Santa Maria Novella dove compì i suoi studi, divenendo nel 1553 magister theologiae. Al 1547 risale la sua prima opera a stampa, le Rime, pubblicate da Ludovico Domenichi, una non ingenua sintesi di topoi e forme petrarcheschi. Di lì a poco ecco la prima collaborazione editoriale come curatore della versione italiana del De rimediis del Petrarca, in realtà una operazione assai avventata con la quale si rimetteva in circolazione il testo del volgarizzamento trecentesco. Seguono una breve serie di traduzioni di storici della classicità latina, Cornelio Nepote e Ammiano Marcellino (molto più tarda, ma assai fortunata la traduzione delle Heroides di Ovidio). Dal 1556 Remigio fu nel convento veneziano dei Santi Giovanni e Paolo (San Zanipolo) dove ricoprì anche incarichi di responsabilità. Risale al venticinquennio veneziano la maggior parte degli interventi editoriali del Nannini: egli «divenne uno dei più attivi collaboratori della tipografia giolitina, per la quale pubblicò molte sue opere e curò un numero considerevole tra edizioni e traduzioni di altri autori antichi e moderni, anche se il rapporto non fu esclusivo e Nannini lavorò con altre stamperie veneziane». Nell’ambito della produzione volgare, non è allora difficile individuare due fondamentali linee di interesse, le scritture devozionali e quelle storiche, per entrambe le quali alterna il ruolo di traduttore e di curatore. Eccolo allora farsi promotore di edizioni (sempre volgari) della Imitatio Christi di Antonio Guevara, di Girolamo Sirino, di Marco Marulic e di Domenico Cavalca. In quest’ambito si collocano perfettamente anche la ricordata edizione italiana delle Epistole e vangeli (1567) nonché quella della Summa armilla, un manuale per l’attività pastorale del clero. È però all’ambito storico che il Nannini dedicò forse le maggiori energie. Prima allestì due importanti raccolte, l’una di Orazioni militari, l’altra di Orazioni in materia civile e criminale tradotte dal latino. Poi si diede all’edizione delle opere storiche di diversi autori: Giovanni Villani, Antonio Cornazzano, Olao Magno e Tommaso Fazello voltati in italiano, soprattutto Francesco Guicciardini, cui riserbò particolari cure. Da tale esperienza derivano le importanti Considerazioni civili, pubblicate postume (1582): il Nannini morì infatti a Firenze, nel 1580, al termine di un periodo di soggiorno nella città natale.

Remigio da Firenze fu per tutta la vita un editor. Lavorava per diverse officine editoriali, anche se si legò soprattutto a colui che fu forse il più rappresentativo editore italiano della metà del XVI secolo, Gabriele Giolito de Ferrari. Si deve credere che questa sua attività fosse anche ben remunerata, visto il patrimonio che alla sua morte egli lasciò a disposizione del convento. Lo si può avvicinare alla fitta schiera dei poligrafi della Venezia cinquecentesca, intellettuali minori, raramente autori in proprio, legati all’attività delle officine tipografiche. L’interesse per questo genere di lavoratori intellettuali si è anzi particolarmente sviluppato negli ultimi decenni nell’ambito degli studi della letteratura italiana. Figure come quelle di Antonio Brucioli, Ludovico Domenichi o Lodovico Dolce godono di un loro spazio tra gli esperti di studi culturali italiani. Lo storico del libro si volgerà però a tali figure con uno sguardo un po’ diverso. Innanzitutto più attento ai reali rapporti organizzativi, economici e progettuali tra collaboratore editoriale ed editore. In secondo luogo ponendo al centro non i testi, ma l’opera del redattore. Da questo punto di vista non solo supererà un giudizio estetico sul tipo di testi offerti, ma anche un interesse riservato ai testi letterari in lingua italiana, ampliando la propria attenzione all’intera produzione libraria, solo in parte riservata alla letteratura che, nell’Italia del XVI secolo, è per circa la metà in latino... Allora, abbandonando il versante dell’editoria in volgare, si scoprirà che il Nannini fu protagonista di un’altra importante fetta di collaborazioni editoriali in ambito propriamente teologico e in lingua latina, tutte andate a maturare nell’anno 1562, ma presso diversi editori. Si ricorda innanzitutto un’ampia raccolta in due tomi di scritti dedicati alla autorità del Sommo Pontefice e alla residenza dei vescovi, due temi di scottante attualità. Poi l’edizione “critica” di alcune opere di san Tommaso dedicate all’esegesi biblica neotestamentaria, il Commento alle Lettere di san Paolo, alle Lettere cattoliche e quello all’Apocalisse. Quindi nel 1563 un lavoro di natura filosofica, l’edizione della Expositio di Tommaso all’Ethica ad Nicomacum di Aristotele. Addirittura il Nannini fu uno dei collaboratori per una delle grandi operazioni culturali del suo tempo, l’edizione degli opera omnia di san Tommaso d’Aquino voluta da papa Pio V, curata da Tomás Manrique e pubblicata da un gruppo di editori romani nel 1570-1571. Se a questo punto si ricongiungono le linee delle vicende biografiche e della personalità lavorativa del Nannini ne vien fuori un curriculum vitae assai interessante. Un domenicano, esperto del mondo editoriale, circondato della fama di uomo colto ed erudito, perfettamente in grado di muoversi nell’ambito della letteratura religiosa edificante, che aveva espresso in proprio sentimenti di sicura ortodossia e si era occupato del testo di san Tommaso. Così viste le cose, non c’è più alcuno stupore. Nannini era la personalità più adatta per approntare una versione volgare delle Epistole e vangeli che rappresentasse in modo sicuro la dottrina cattolica. Non solo perché la sua traduzione abbandonava il vecchio volgarizzamento sino ad allora in circolazione; non tanto perché la versione volgare sarà stata più ortodossa delle versioni medioevali (dal punto di vista dottrinale è comunemente pressoché impossibile cogliere nelle versioni bibliche delle sfumature autenticamente dottrinarie): Nannini era l’uomo giusto per il fatto che il testo non era proposto nudo e crudo, ma invece accompagnato da una specie di commento che ne favoriva l’interpretazione nell’alveo della teologia cattolica.

Il Nannini, pur avendo pubblicato in vita con numerosi editori, fu senza dubbio fortemente legato al Giolito. La collaborazione si estende per ben un trentennio, partendo dal 1550 sino alla morte del Nannini e contando una dozzina di editiones principes. Pur potendo accedere alle essenziali ricerche di Salvatore Bongi, nonché agli studi recenti di Angela Nuovo e Christian Coppens, non ci sono però documenti espliciti che testimonino quale considerazione il Giolito avesse per il Nannini. Certo, per la sua opera era stato richiesto un privilegio al Senato della Repubblica di Venezia. Ma esistono altri strumenti per valutare il grado di attesa generato dalla operazione “pubblicazione epistole e vangeli del Nannini”? In assenza di documentazione esplicita, si può tentare di analizzare brevemente l’editio princeps secondo criteri bibliologici. Un volume in 4° di cc. 16 non numerate seguite da pp. 527 [1] con fascicolatura regolare a-d4, A-Z8 AA-KK8. Il titolo suona Epistole, et euangelii, che si leggono tutto l’anno alla messa, secondo l’uso della Santa Romana Chiesa. Nuouamente tradotte in lingua toscana dal r.p.m. Remigio Fiorentino. Il testo delle pericopi scritturistiche, organizzate secondo l’anno liturgico, è accompagnato da un disteso commento sempre del Nannini. In particolare occorre però notare una fittissima serie di illustrazioni silografiche, una bella serie di argomento biblico quasi tutte della medesima dimensione di mm 57x78 e tutte di stile rinascimentale italiano. Tale coerenza stilistica e di misura mostra che si tratta di una serie di matrici realizzate organicamente, che richiesero un forte investimento da parte dell’editore: si osserverà però che la dimensione della singola illustrazione è più piccola di quella necessaria per illustrare una pagina sia pur in formato in quarto, per cui è stato qui necessario inserirla in una cornice silografica. Queste illustrazioni sarebbero invece adatte a prendere posto in una edizione in folio stampata su due colonne, per le quali è probabile fossero programmate. Effettivamente tale serie non è ignota ai bibliografi: qualche anno fa, infatti, è stata fatta oggetto di attenzione una importante serie di silografie bibliche usate dal Giolito nella sua edizione della Bibbia latina del 1588. Nello studio citato si dimostra che tale serie era in realtà già stata incisa da alcuni decenni. Ciò è stato dimostrato sulla base di alcuni dati, quali le specifiche caratteristiche stilistiche che sembrano rimandare sicuramente alla prima metà del secolo e il fatto che alcune silografie erano già comparse in una edizione del Decameron, pubblicata dal Giolito nel 1552, e l’anno dopo in una delle Trasformazioni del Dolce tratte da Ovidio. Il 1552 costituisce il terminus ante quem per la realizzazione della serie. Infatti, un documento di tipo archivistico e una indicazione dello stesso Giolito permettono di essere informati circa una iniziativa editoriale giolitina fallita. Negli anni Quaranta Giolito progettava una ri-edizione della Bibbia volgare di Antonio Brucioli, la prima traduzione della Bibbia (editio princeps 1532) condotta direttamente sull’ebraico e sul greco. Il Brucioli però, nutrito di un certo anticlericalismo fiorentino e che orecchiava idee erasmiane e riformate, venne accusato di protestantesimo. Probabilmente per tale ragione l’edizione, ormai avviata, non fu mai stampata: la serie delle illustrazioni fatte incidere per questo progetto era però già stata realizzata, ed è quella testimoniata dalla Bibbia latina del 1588. Ora però si può osservare che la serie, ben prima, fu largamente impiegata invece già nel 1567 proprio nella princeps delle Epistole e vangeli del Nannini: lo stesso curatore nella sua dedicatoria Ai lettori scriveva tra l’altro: «E se il libro vi parrà vago a vedere e adorno di molte bellissime figure, darete la lode ai molto magnifici e honorati messeri Giovanni e Giovanni Paolo Gioliti, che desiderosi di giovare e dilettare le persone spirituali con le sue stampa, hanno voluto adornarli quanto è stato possibile per le forze loro». Questo dimostra non solo la capacità del Giolito di valorizzare il materiale silografico che aveva già fatto realizzare ma, soprattutto, suggerisce come, nel volgere di alcuni anni, un progetto editoriale dedicato alla Bibbia volgare dovesse/potesse trasformarsi nella edizione dell’opera del Nannini che viene di fatto a sostituire, nell’ambito volgare, l’accesso diretto alla Bibbia.

Se la prospettiva individuata è reale, che influsso essa ha avuto sulla storia editoriale delle Epistole e vangeli del Nannini? Cioè, l’importanza dell’operazione editoriale giolitina che conseguenze ha avuto sul mercato librario in una prospettiva di lunga durata? I numeri già prima citati sono assai eloquenti. Sono anzi tali da certificare del fatto che ci si trova davanti a uno dei maggiori – e misconosciuti – long seller della produzione editoriale italiana per circa tre secoli. Senza dubbio le edizioni mostrano un sostanziale degrado della qualità propriamente libraria: carta di minore grammatura, illustrazioni sempre più consunte, caratteri tipografici logori, impressione approssimativa, scadimento del disegno grafico complessivo. Ciò indica però che il libro era entrato a pieno titolo tra le pubblicazioni di tipo religioso di più ampia circolazione, un tempo si sarebbe parlato di vere e proprie “edizioni popolari”. Anche superando tale categoria, il dato bibliologico conferma quello bibliografico, permettono di parlare di una serie di edizioni estremamente comune e capillarmente diffusa tra la popolazione. Questa considerazione si allarga allora in maniera decisa dal piano della storia del libro alla vera e propria storia della cultura, perché in questo caso si deve parlare di una vera e propria presenza del testo biblico in volgare all’interno della editoria italiana dell’età moderna.

Ad aggiungere carne al fuoco viene ora un’edizione del Nannini del tutto ignota in Italia (quantomeno ai dati offerti sia da Edit 16 online sia da SBN). Il volume è stato recuperato presso la Biblioteca generale della Custodia di Terra Santa a Gerusalemme, a cui da anni il progetto Libri ponti di pace sostenuto dal Centro di ricerca europeo libro editoria biblioteca e da ATS pro Terra Sancta dedica la massima attenzione: in particolare l’edizione sarà descritta nel catalogo di incunaboli e cinquecentine predisposto da Luca Rivali e che si spera possa andare presto a stampa.

Prima di offrire una descrizione dettagliata dell’edizione, tre precisazioni. Innanzitutto il fatto che al frontespizio ci si riferisca al Messale riformato: come è noto nel 1570 papa Pio V fece pubblicare una versione uniformata del Messale usato per il rito romano. In tale occasione il Nannini approntò una completa revisione della sua opera, che nell’occasione ottenne anche il privilegio papale cui si accennava. In secondo luogo l’edizione è sostanzialmente più breve delle consuete edizioni (la princeps è lunga circa il doppio) con l’abolizione non solo di diversi testi devoti aggiunti nel corso della tradizione editoriale, ma dell’intero apparato dei commenti, lettura per lettura, che il Nannini aveva invece inserito: così facendo l’editore veniva però in qualche modo a snaturare il testo stesso presentato, riportandolo alla povera essenzialità della tradizione delle Epistole e Vangeli di tradizione medioevale. Si nota comunque, in quel torno d’anni, una tendenza alla compressione dell’opera del Nannini (solitamente in 4°) anche in edizioni in 8° o in 12°. In terzo luogo, Giovanni Antonio Rampazetto, che in quegli anni si dedicava soprattutto a pubblicazioni ufficiali per conto della Repubblica, non mi risulta abbia sottoscritto altre edizioni dell’opera anche se, stante l’esile sopravvivenza, ciò non è da escludere.

c. a1r «EPISTOLE || ET EVANGELII, || CHE SI LEGGONO TVTTO || l’Anno alle Messe, secondo l’vso della S. Romana || Chiesa, & ordine del Messale riformato. ||| Tradotti in lingua Toscana. ||| DAL R. P. M. REMIGIO FIORENTINO || dell’ordine de’ Predicatori. ||| Con il calendario de’ Santi; & la Tauola de’ Giorni, che si leggono || le Epistole, & Euangelij. || [marca CNCM 163 con due putti alati recanti corone d’alloro e il motto “ET ANIMO ET CORPORI”] || [linea tipografica] || IN VENETIA || Appresso Gio. Antonio Rampazetto, 1593.»; p. 264 «In Venetia, per Gio. Antonio Rampazzetto. 1593».

In 4°, pp. [12] 264, a6 A-Q8 R4, carattere R82 su due fitte colonne, illustrato

c. a1r frontespizio, a1v bianca, cc. a2r-4v calendario su due colonne (con piccole silografie dei mesi 20x33, e indicazioni astronomiche e astrologiche), cc. 5r-6v «Tavola de’ giorni che si leggono l’epistole et evangelii» (in fine) «Il fine della tavola de’ Santi & Sante & altre feste dell’Anno», pp. 1-264 «Epistole et evangeli che si leggono tutto l’anno alla messa, secondo l’uso della S. Romana Chiesa & ordine del Messale riformato. Tradotti in lingua toscana dal R.P.M. Remigio Fiorentino dell’ordine de’ predicatori».

La presenza delle illustrazioni è abbastanza assidua, anche se tende a decrescere dopo le prime pagine: si tratta di legni piuttosto logori provenienti da serie tra loro diverse. Se ne offre una sufficiente campionatura: p. 1 fregio con s. Francesco che riceve le stigmate, ivi iniziale ornata 27x28, ivi segni nel cielo mm 52x48; p. 2 s. Matteo 30x23 entro cornicetta 44x35; p. 3 s. Giovanni 48x35; p. 5 s. Luca 48x35; p. 8 s. Luca 28x23 cornicetta 44x35; p. 9 s. Matteo 48x35; p. 10 Natività 43x28; p. 11 = p. 5; p. 13 s. Matteo 48x36; p. 14 s. Giovanni 48x35, ivi fuga in Egitto 28x21 cornicetta 44x35; p. 15 predicatore 42x53; p. 19 = p. 15, ivi adorazione dei Magi 42x52; […] p. 138 = p. 226 Pentecoste 74x52.

Gerusalemme, Custodia di Terra Santa, Biblioteca Generale, CIN B 105

mm 195-144, gore d’acqua, danni da tarlo, nervi spezzati con parziale distacco dai piatti. Legatura in pergamena semirigida (XVIII secolo? macchiata), tagli spruzzati, risguardi e guardie rifatti in carta ciclamino (al risguardo incollato un Sacro Cuore ottocentesco). Nessun segno di possesso se non il timbro novecentesco della Biblioteca del convento francescano di S. Salvatore a Gerusalemme (sede della Custodia di Terra Santa).

Figura 1 Epistole et Evangelii, Venezia, 1593: frontespizio
Figura 2 Epistole et Evangelii, Venezia, 1593: p. 1
Figura 3 Epistole et Evangelii, Venezia, 1593: p. 61